LE NINFEE DI MONET

Claude Monet, pittore francese del ‘800, fu uno dei più importanti esponenti dell’impressionismo, una corrente artistica nata dall’idea di rappresentare l’istante dell’impressione visiva, ossia di ricreare sulla tela ciò che l’artista vedeva osservando, per esempio, un luogo aperto, cogliendone anche il dinamismo tramite una nuova tecnica di pittura agile e rapida, che si basava su nuove concezioni di colore e di luce dando l’idea di movimento.

L’acqua e i riflessi della luce su di essa furono alcuni degli elementi a cui Monet si dedicò maggiormente. In molte sue opere si può notare l’attenzione nel rappresentare il paesaggio e i riflessi della luce sugli specchi d’acqua presenti all’interno del dipinto, capacità della quale Monet fu padrone e maestro.

Questa caratteristica attenzione ai riflessi sull’acqua si può notare nella serie di opere “Le Ninfee”, con la quale il pittore unisce un’altra sua passione a quella dello studio della luce: i fiori.

L’amore e l’interesse per i fiori da parte di Monet sono riconoscibili nella sua celebre frase: “io devo forse ai fiori l’essere diventato pittore”; frase con la quale l’artista espresse il suo innamoramento per quelle magnifiche piante che inondavano il giardino botanico della sua casa a Giverny.

Tulipani, lavanda, girasoli, salici piangenti, bambù, glicine, ninfee e svariate altre tipologie di fiori e piante riempivano il giardino del pittore formando una vera e propria galleria fiorita, tripudio di colori e ispirazione per l’artista.

Le ninfee in particolare furono fonte di ispirazione per l’incredibile e ampia raccolta di opere alle quali Monet si dedicò in più fasi fino al termine della sua vita nel 1926, “Le Ninfee”. Queste ninfee spontanee che colmavano lo specchio d’acqua del suo giardino furono di così grande importanza per il pittore dal momento che gli regalarono incredibili giochi di luce e di cangianti colori da osservare e rappresentare sotto svariati punti di vista.