Sfregio d’autore. Il plagio musicale e i suoi simili

Copiare è un’azione che tutti hanno fatto una volta nella loro vita, per lo meno a scuola. Purtroppo non copiano soltanto gli studenti per ottenere un voto più elevato, ma spesso lo scopo della copiatura è quello di guadagnare un quantitativo di denaro ingente senza far troppa fatica. È il caso di molti autori musicali, che a corto di idee usufruiscono dell’aiuto del plagio musicale.

Per plagio si intende la copiatura totale o parziale di un’ opera, che sia di ambito letterario, scientifico oppure artistico. In quest’ultima branca è presente anche la musica, nel caso in cui si copino testi o brani musicali. L’aggravante imputata al plagio è l’appropriazione indebita dell’opera e l’attribuzione di una propria paternità a discapito dell’autore, in questi casi all’oscuro dell’utilizzo da parte di terzi. In ciò consiste la violazione del diritto d’autore, che protegge colui che crea l’opera. Nel caso in cui venga riprodotta parte o tutta un’opera, anche con altro nome, ma viene riconosciuta la provenienza originaria di essa, a quel punto non si può però parlare di plagio. In musica non se ne può parlare nemmeno in presenza di una parziale assonanza fra due opere, poiché la legge riconosce la possibilità di ispirarsi ad un altro brano per costituire il proprio. Un tempo si parlava di circa otto battute uguali per definire la presenza di un plagio musicale, anche se in realtà non è riconosciuto dalla legge un limite vero e proprio. Gli unici che possono riconoscere la presenza di un plagio sono i CTU (consulente tecnico d’ufficio), nominati da un giudice per determinare le responsabilità nel caso in cui ci sia una copiatura.

È praticamente impossibile non prender spunto da altre opere oppure non esser influenzati da una tradizione musicale. Infatti l’immaginazione umana non è infinita e il numero di accordi esistenti è risicato. Necessariamente prima o poi si finisce per esser copiati, ma anche all’interno dello stesso plagio esistono diversi casi. Si parla infatti di plagio per la copiatura di parti musicali di una canzone. Se si guarda la storia del Festival di Sanremo essa è piena di plagi di questo tipo. Re delle “scopiazzature” è Zucchero, accusato di aver preso spunto da molte canzoni del cantante statunitense Joe Cocker. Ascoltando alcune canzoni di Adelmo Fornaciari qualche assonanza c’è, ma essendo relegata sempre a poche battute, non si può parlare di plagio, semmai di una forte influenza da parte del cantante americano sul collega emiliano, affascinato da sempre da quella tipologia di musica. Esperta di questa tipologia di misfatti è Loredana Bertè, esclusa dall’edizione 2008 del Festival dopo che si è scoperta la copiatura del ritornello della canzone di Ornella Ventura “L’ultimo segreto”. Il plagio può aiutare a lanciare un disco anche utilizzando come assonanza l’inizio di una canzone. L’ascoltatore sente l’inizio di un singolo da lui apprezzato e lo associa alla nuova canzone proposta, apprezzando anche quest’ultima. Caso palese è stato quello di “Cosa resterà degli anni ‘80”, grande successo del 1989 di Raf. Ascoltandola attentamente si può notare come l’inizio sia una copia del singolo di Michele Zarrillo “Una rosa blu” del 1982. Furbizia o ingenuità non si potrà mai sapere, sicuramente un ottimo stratagemma per vendere più dischi.

Fra coloro che parteciperanno alla sessantaseiesima edizione del Festival della Musica Italiana ci sono alcuni che già sono stati coinvolti in casi di plagio. Anche copiare i titoli sarebbe plagio, anche se in realtà nessun tribunale si è mai espresso a favore degli autori che contestavano il furto. Irene Fornaciari, figlia di Zucchero, porterà al prossimo Festival una canzone intitolate “Blu”, come una canzone del padre. In questo caso il plagio è addirittura in casa, ma sicuramente non rischierà nulla, visto che probabilmente non sarà l’unica a farlo. Rosalba Pippa, in arte Arisa, quando ha vinto il Festival nel 2014, è stata accusata di aver costruito la canzone vincitrice partendo da una canzone di Micol Barsanti. Tutto smentito, ma ancora una volta la somiglianza è palese. Non esente da queste accuse è stato Enrico Ruggieri, che con “Primavera a Sarajevo” sembra essersi ispirato a Renato Carosone, nel suo successo “O’ sarracino”. Ultima della serie è l’intramontabile Patty Pravo, che nella sua longeva carriera pare aver preso spunto da parecchie canzoni di altri.

Chi sarà il prossimo “copiatore” a noi non è saputo. Potrebbe esser qualsiasi cantante, anche tra i più insospettabili, però sempre attenzione a cosa si intende per plagio.

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