Sciesopoli, la città della salvezza. Incontro sulla storia del rifugio ebraico di Selvino.

L’importante non è solo ricordare, ma anche riflettere su quello che è successo. È questo il senso della giornata della Memoria, istituita non solo per celebrare il ricordo dei misfatti compiuti a metà del XX secolo, ma anche per approfondire le cause e le conseguenze di tutto ciò, affinchè non si ripetano più nella storia dell’umanità. In mezzo a racconti di stragi e di discriminazioni, esistono anche storie di solidarietà spesso sconosciute e mancanti del risalto che avrebbero meritato. Uno di queste è quella legata all’ex colonia di Selvino denominata “Sciesopoli”.

Nel nostro liceo per ricordare il genocidio degli Ebrei si è deciso di organizzare una conferenza legata alla storia di questo luogo che per centinaia di ragazzi ebrei fu simbolo di svolta. Relatori dell’incontro sono stati il professor Rodolfo Vittori, storico e membro della Fondazione Ernesto Rossi – Gaetano Salvemini, nonché docente di storia e filosofia nel nostro liceo ; e Bernardino Pasinelli, archivista e studioso del fenomeno “Sciesopoli”.

Attraverso l’attento contributo del professor Vittori, si è potuto comprendere il contesto storico – sociale che ha portato alla creazione di “Sciesopoli” , ma anche al terribile genocidio che ha colpito la popolazione ebraica. Bisogna ricordare che fra il 1939 e il 1944 morirono circa 6 milioni di persone non tanto a causa della pazzia di un uomo fautore della possibilità di creare un mondo dominato la fantomatica “razza ariana” , ma a causa della freddezza di esso e di tutti coloro che decisero di partecipare attivamente all’adempimento di questo progetto. La civile Europa fu in parte complice di questa “soluzione finale” (come definirono i nazisti la loro operazione) per eliminare la popolazione ebraica accusata di complottare contro gli ariani, in particolare i paesi dell’Est Europa dove la popolazione aiutò le “einsatzgruppen” (gruppi d’azione) a scovare gli ebrei nascosti nelle città.

Fortunatamente lo spirito di solidarietà e di tolleranza ha prevalso sul cinismo e sulla crudeltà umana, ed un esempio ne è stato la “Scisopoli” di Selvino. L’intervento del professor Pasinelli ha inquadrato con precisione la funzione dell’ex colonia fascista e la sua storia. “La città di Scesa”, come venne nominata la struttura in onore di Antonio Scesa, eroe risorgimentale a cui era dedicata la squadra d’azione fondatrice della colonia ; era una struttura di 28 000 m2 adibita come colonia per la gioventù fascista dove ci si poteva anche curare attraverso bagni di sole prodotti dalla luce proveniente dal solarium sovrastante, oppure dove si poteva fare attività fisica grazie alle grandi piscine coperte progettate dall’architetto piemontese Vietti Violi. Il tutto venne riutilizzato come rifugio per 800 ragazzi ebrei provenienti dai campi di concentramento e da zone di guerra dell’Est Europa fra il 1945 e il 1948, dove essi ebbero la possibilità di imparare un lavoro e la lingua ebraica, oltre che a conoscere la propria religione finora a loro sconosciuta. Ancora oggi i ragazzi ospiti della struttura mantengono un ricordo felice di quel luogo, che permise loro di costruire le basi di una vita distrutta prima che fosse iniziata e che fece conoscere loro il senso di convivenza comune e di solidarietà donata dalla popolazione selvinese.

Quello che la conferenza di oggi ci ha voluto insegnare non è soltanto l’importanza del ricordo di fatti storici accaduti per non ripeterli, ma anche della consapevolezza che anche dopo tragedie come queste si può ripartire grazie alla bontà di alcune persone.

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