Pier Paolo Pasolini. La scomparsa di un genio

Quarant’anni fa, nella notte fra l’1 e il 2 novembre 1975, ci lasciava brutalmente in un campetto di periferia Pier Paolo Pasolini. Per molti questo nome può dir poco o nulla, in particolare per i giovani, ma questo è stato forse uno dei più grandi intellettuali che hanno caratterizzato il Dopoguerra italiano. Poeta, scrittore, regista, paroliere, è stato probabilmente l’ultimo personaggio poliedrico della nostra epoca. Ha lavorato con tutti i più grandi della sua epoca ed è stato apprezzato da tutti, peccato che oggigiorno non sia ricordato più da nessuno, il tutto per via di alcuni problemi giudiziari e per le sue idee anticonformiste. In lotta con il consumismo, il poeta friulano criticò spesso la chiusura del sistema culturale italiano. Probabilmente anche per via della sua omosessualità, Pasolini è diventato l’emblema del poeta maledetto, dello scrittore da dimenticare, dell’ autore da non raccontare alle generazioni future.

Pasolini è sempre stato scomodo per molti, particolarmente negli Anni Settanta, per via delle sue accuse rivolte nei confronti di tutto il sistema politico italiano, ritenuto colpevole di vari crimini, fra cui le stragi di Piazza Fontana e di Piazza della Loggia .Questo clima lo portò alla tragica notte di Ostia dove Giuseppe Pelosi, un ragazzino di diciassette anni, lo uccise investendolo con la macchina dello stesso intellettuale dopo averlo malmenato e ferito gravemente con un bastone. Questa è la versione ufficiale , ma le versioni nate in seguito furono ben di verse, fra queste quella improbabile di un complotto politico ai danni di Pasolini. La pista più probabile ma mai provata è quella di un concorso in omicidio per il Pelosi con alcuni affiliati a gruppi neofascisti. Fu lo stesso Pelosi a parlare di un gruppo di ragazzi catanesi affiliati a queste bande e che avrebbero ucciso Pasolini, ma anche le prove ritrovate sulla scena del delitto avvalorerebbero la tesi del Pelosi, fra le quali un plantare ed un maglione appartenenti a nessuno dei due. Quel che è certo è che Pasolini dava fastidio a molti e che quel processo fu chiuso troppo in fretta. Dopo quarant’anni l’anima del poeta grida ancora giustizia, ma probabilmente quel che più importante è il ricordo che ci rimane di lui da preservare, come lo stesso Pier Paolo ci disse : « La morte non è nel non poter comunicare, ma nel non poter più essere compresi. »

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