Metodo Vannoni

Risale al 10 ottobre scorso la decisione di fermare la sperimentazione del metodo Stamina in Italia. La scelta, molto sofferta dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, è stata presa in seguito alla bocciatura del metodo da parte del comitato scientifico istituito dal Ministero per verificare l’attendibilità di queste sperimentazioni.

In conferenza stampa, il ministro Lorenzin ha dichiarato: “Questa è una conferenza che non avrei mai voluto fare, perché sarei stata felice che questa vicenda avesse avuto un epilogo diverso soprattutto per dare risposte a tantissime famiglie che si sono aggrappate alla possibilità di avere una cura che, purtroppo, non c’è. Non possiamo prendere decisioni spinti da istinto e compassione ma in modo contrario al metodo scientifico”.

Ed è proprio questa mancanza di basi scientifiche che ha suscitato molte perplessità tra gli esperti. Dopo la bocciatura del comitato che ha parlato di «potenziali rischi, inadeguata descrizione del metodo e insufficiente definizione del prodotto», sono arrivate critiche anche da parte del premio Nobel per la Medicina 2012, Shinya Yamanaka, presidente della Isscr, una società internazionale che si occupa della ricerca sulle cellule staminali. Lo scienziato, in riferimento alla vicenda, ha affermato: “Siamo vicini ai pazienti con malattie incurabili. Tuttavia, non ci sono sufficienti ragioni per ritenere che questi pazienti possano beneficiare di una terapia a base di staminali mesenchimali”- proseguendo poi – “Le cellule staminali rappresentano una grande promessa per il trattamento di un’ampia gamma di malattie e lesioni. Nonostante ciò, sono richiesti anni di ricerca di base in laboratorio, seguiti da rigorose sperimentazioni cliniche, per portare al letto dei pazienti terapie sicure ed efficaci.

Le staminali mesenchimali sono infatti alla base del metodo in questione, sviluppato da Davide Vannoni nel 2007. Queste cellule, adibite solitamente alla generazione di tessuti ossei e adiposi, una volta estratte dal midollo osseo, vengono manipolate in vitro e poi trapiantate nei pazienti stessi. La Fondazione Stamina, di cui proprio Vannoni è fondatore e presidente, sostiene l’efficacia della tecnica per curare malattie neurodegenerative, rifiutando tuttavia di rivelare i dettagli del metodo, tutt’oggi sconosciuti.

Dopo lo stop alla sperimentazione, dura è stata la risposta di Vannoni che ha affermato: “Non è il metodo a essere pericoloso per i malati, bensì il ministro Lorenzin e chi sta gestendo così male questa situazione, a fronte di una legge votata dal Parlamento che stabilisce l’avvio della sperimentazione. Ora l’obiettivo è attuare la sperimentazione all’estero, possibilmente in Usa dove i contatti con il professor Camillo Ricordi dell’Università di Miami sono già avviati”.

A insorgere contro la decisione del Ministero anche i malati in lista d’attesa per la cura, che hanno visto dissolversi l’unica speranza di guarigione e che minacciano di appellarsi alla Corte Europea dei Diritti umani di Strasburgo. Nel frattempo i 3 milioni di euro stanziati a maggio per la sperimentazione verranno dirottati sulla ricerca di cure per malattie rare.

 

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