L’arcobaleno

Ventisette di Giugno: dopo quasi un anno e mezzo, i nove Giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti si pronunciano: cinque sì alle nozze gay, che diventano così legali in tutto il paese e non più solo in trentasei stati.
In questo modo ora è la Costituzione a sancire la validità del vincolo di matrimonio, ora più forte e ufficiale che mai, soprattutto se si considera la bocciatura dell’Atto in Difesa del Matrimonio del 2013, secondo il quale il matrimonio avrebbe potuto sussistere solo se tra uomo e donna.

È proprio il significato del matrimonio a interessare la decisione: “questa libertà non sarà più negata” afferma il Giudice Kennedy. “Nessuna unione è più profonda del matrimonio, poiché incarna gli ideali più alti di amore, fedeltà, devozione, sacrificio e famiglia”. Aggiunge che il matrimonio è una “pietra miliare del nostro ordine sociale”, in quanto permette che “due persone diventino qualcosa di più grande”.
Qui, infatti, si misura la forza dello scacco alle discriminazioni: non solo ogni coppia vede riconosciuto valido il suo legame d’amore, ma soprattutto si trova integrata profondamente nella società. Per un diritto costituzionale è innegabilmente parte dello stato.

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Tuttavia quest’opinione non è unanimemente condivisa: il Giudice Capo John Roberts esorta gli americani “di qualunque orientamento sessuale a celebrare con ogni mezzo la decisione di oggi: il raggiungimento di un obbiettivo desiderato, l’opportunità di una nuova forma di dedizione verso un compagno, la disponibilità di nuovi benefici. Ma non la Costituzione: non ha avuto nulla a che fare con questo”. Così di fatto nega il carattere legislativo supremo e indiscutibile della decisione.

Una cosa comunque resta certa, a sottolinearla è il Presidente Obama: è l’amore a vincere. Lanciato l’hashtag LoveWins, afferma che “oggi possiamo dire di aver reso la nostra unione un poco più perfetta”.

Racconta di come gli Stati Uniti siano sorti sul fondamento che “tutti gli uomini sono creati uguali” e del “compito delle generazioni di costruire un ponte” per collegare questo principio con “le realtà dei tempi che cambiano”: oggi dunque è stato compiuto un passo incontro a questa “ricerca senza fine”, piccolo “incremento” che permette di costruire il grande viaggio verso l’uguaglianza. E infine questo incedere può, come oggi, diventare giustizia: “colpire come un tuono”.

Insomma ogni nostro piccolo passo non fa che diffondere ovunque la speranza della ricerca: per questo non ci stupiremo del riverberare della luce dell’arcobaleno, che ci avvolgerà tutti finché non arriveremo alla fine, quando ad accogliere il nostro viaggio sarà una ricompensa incommensurabile.

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