Lampedusa: apriamo gli occhi

Alle 10.30 di questa mattina un silenzio carico di amarezza ha trovato spazio tra i banchi del nostro liceo per un intero minuto: un minuto in cui ognuno di noi, dagli alunni al personale docente e non, ha avuto la possibilità di riflettere sulla tragedia avvenuta ieri a Lampedusa, indubbiamente la più grave tra le tante che hanno avuto luogo in quel mare.

La notte tra il 2 e il 3 ottobre un barcone stipato di migranti, circa 500 tra somali ed eritrei, ha infatti tentato senza successo di raggiungere la costa italiana, sfociando in una vera e propria strage di uomini: dopo aver preso fuoco, lo scafo si è capovolto ed inabissato, trascinando con sé quasi metà del suo carico. Si parla di centinaia di morti, precisamente 111 stando ai cadaveri finora rinvenuti, ma la cronaca afferma che altrettanti sono quelli ancora intrappolati nel relitto.

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Tuttavia, il dato che colpisce di più è quello che rivela la presenza di numerosissimi giovani sull’imbarcazione, molti dei quali hanno trovato una morte disperata e sconvolgente, ma soprattutto troppo precoce. Adolescenti come noi, nostri coetanei, con la sola colpa di essere nati in luoghi dove distruzione e violenza sono all’ordine del giorno, esasperati dalla realtà che li circonda al punto di rischiare qualsiasi cosa per coronare il sogno di raggiungere una vita dignitosa, una vita umana; anche se di umanità, in tutto questo, ce n’è ben poca.

Il trattamento che subiscono in questi viaggi disperati, infatti, non è poi tanto diverso da quello riservato loro dalla propria patria: affidandosi a trafficanti di uomini privi di ogni scrupolo che li considerano al pari degli animali, se non peggio, affrontano giorni interminabili senza cibo e privati di qualsiasi cura, rischiando di trovare poi una morte inspiegabile e assurda nella sua banalità, come quando, giunti a pochi chilometri dalla costa, il miraggio della salvezza iniziava a delinearsi davanti ai loro occhi.

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E in tutto ciò noi che ruolo abbiamo? Noi studenti del liceo scientifico Mascheroni, noi giovani lombardi, noi italiani, come reagiamo a questo scenario di desolazione? Noi ci limitiamo a guardare come semplici spettatori, comodi sul nostro divano, le notizie di cronaca riportate dal telegiornale. Vediamo immagini atroci provenienti da un luogo che ci sembra lontano, molto più lontano di quanto sia realmente e le filtriamo attraverso la patina di indifferenza dalla quale siamo ricoperti: semplicemente prendiamo atto di queste tragedie, accantonandole in breve tempo per tornare alla freneticità della nostra vita quotidiana.

Ma se ci fermiamo un solo secondo a pensare, come possiamo riuscire a fare finta di niente? Come possiamo considerare ancora tutto questo un problema marginale, di cui prima o poi si occuperà qualcun altro? Se non apriremo i nostri cuori e le nostre menti, ma soprattutto i nostri occhi, su di una realtà che interpella ciascuno di noi personalmente, resteremo spettatori inerti di una tragedia che ha come vittime non solo centinaia di vite umane, ma anche le nostre speranze in un domani che abbia come protagonista la giustizia.

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