La truffa dello sport. Quando le incomprensioni cancellano risultati

Qualche giorno fa una tempesta si è abbattuta sull’atletica. L’ennesimo scandalo doping che colpisce questo splendido sport, l’ennesimo scandalo causato dal disinteresse delle istituzioni. Questa volta il turbine del doping colpisce l’Italia, finora inerme a questi scandali, per lo meno per il caso della FIDAL.

Questo caso parte dal lontano 2012, quando l’atleta azzurro Alex Schwazer viene trovato positivo al CERA, l’ultima tipologia di sostanza proibita proveniente dall’eritropoietina. Il caso ha portato all’apertura di un’inchiesta della Procura di Trento, passata poi nelle mani della procura antidoping nel settembre 2014, data ufficiale di apertura dell’inchiesta. L’accusa si baserebbero sulle presunte dichiarazioni del marciatore pentito, che grazie a questa collaborazione con la giustizia è riuscito ad accorciare la pena,salvandosi dal rischio di esser escluso dalle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016. Si è giunti ai giorni nostri, con la richiesta di 26 deferimenti sui 65 inizialmente ipotizzati.

Bisogna specificare che la richiesta di deferimento non comporta una squalifica, ma un pesante sospetto di doping, che rischia di portar ad una squalifica di due anni in caso di presenza del reato, con conseguente esclusione dai giochi olimpici. Fra i vari atleti sospetti troviamo Andrew Howe, celebre saltatore in lungo conosciuto per i suoi trascorsi televisivi, Giuseppe Gibilisco, con già una squalifica per doping e Fabrizio Donato, bronzo a Londra 2012 nel salto triplo. Se tutto ciò fosse vero, la federazione italiana dovrebbe ricostruire una nazionale già debole, con una probabilità di ottenere uno zero nella casella del medagliere olimpico altissima, l’ennesima dal 2008 ad oggi.

Quello che nessuno dice è che questi atleti non sono mai stati trovati positivi ad alcuna sostanza dopante, ma che sono stati accusati di “mancata reperibilità”, che significa non essersi presentati ad almeno due controlli anti-doping. Ciò potrebbe indicare che essi nascondano qualcosa, ma quello che pare più strano è che gli atleti non siano stati avvertiti dalla federazione quando dovevano sottoporsi controlli a questi controlli. Dal punto di vista giuridico non cambia molto,poiché la pena per entrambi i casi è la stessa, soltanto che le responsabilità dovrebbero essere distinte.

Atleti dopati, medici compiacenti oppure federazione distratta, fra quale di queste casistiche si celi la verità non è possibile conoscere Si spera soltanto la giustizia faccia chiarezza su questo caso, senza penalizzare coloro su cui non esistono prove certe.

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