I broker dei rifiuti

Ogni volta che sento parlare di mafia non riesco a non stupirmi, una macchina perfettamente funzionale e illegale che si mimetizza negli incontri della nostra quotidianità. Il motivo principale è uno solo: la mafia italiana non è più quella dei film anni ‘50 dove gli usurai si presentavano nei negozi mandati da “Don Raffaele”.

L’evoluzione è avvenuta con il nuovo millennio, infatti gli esponenti dei clan hanno cambiato abito e abitudini, hanno lasciato perdere le pistole per lanciarsi nel mondo del business. Un chiaro esempio di questa trasformazione è la Terra dei Fuochi in Campania, meta di tonnellate di rifiuti che ogni giorno arrivano da tutta Europa per conoscere il sottosuolo della Campania Felix. Qui i clan si sono spartiti il territorio e hanno creato diverse società di facciata che gli hanno permesso di presentarsi alle aziende con un’offerta di smaltimento rifiuti in linea con quelle concorrenti e apparentemente legale ma con un prezzo decisamente inferiore. Non è il clan che fa paura a chiudere il contratto ma è il costo che attrae i manager del settore che sono tutelati dalla legge in quanto loro pagano un’azienda come fosse una normale impresa quando in realtà opera senza rispettare le regole.

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Le aziende-clan, a differenza di quanto possiamo pensare, hanno allargato il proprio business come delle vere e proprie multinazionali. Collaborano con aziende in tutta Europa e diversificano le destinazioni dei rifiuti. Negli anni precedenti al 2000 la principale meta di stoccaggio era la Campania e, infatti, i ritrovamenti degli ultimi anni risalgono proprio a quel periodo d’oro per i clan che arrivavano a guadagnare oltre i 10 miliardi di Lire. Con il passare del tempo e l’ingigantirsi del disastro l’attenzione dei cittadini e dei media è aumentata notevolmente portando i clan a deviare il proprio flusso di scarti verso paesi dell’est Europa o in via di sviluppo.

Le terre oramai devastate dall’inquinamento impiegheranno diverse decine di anni per essere risanate senza contare l’enorme danno provocato agli abitanti del luogo, affetti da tumori e altre malattie. Per ora il Governo ha cercato di ostacolare questo processo con un decreto legge che introduce il reato di incendio di rifuiuti. Quest’ultimo è puramente simbolico, infatti non avrà nessun impatto sulla situazione per due motivi: l’area rimane danneggiata e non partono operazioni di bonifica e la maggior parte dello smaltimento è stato deviato all’estero, lontano dalle terre campane.

Il vero deficit dello stato in questo momento sta nell’incapacità di creare un sistema economico per cui un’azienda possa creare profitto senza dover andare contro la legge, con l’evasione fiscale o la collaborazione con società che operano illegalmente ma, soprattutto, più che un decreto legge sono necessari investimenti per bonificare le aree colpite.

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