Gira in Giro. Lo Squalo nella leggenda

Sant’Anna di Vinadio caput mundi. Non si poteva che iniziare dalla fine, da un inaspettato quanto gioioso finale, in cui è stato un italiano a trionfare, un trionfo impossibile solo un paio di giorni prima.

Martedì 24 maggio. La tappa arriva ad Andalo dopo aver percorso la salita del Passo della Mendola e la salita finale. Pare una tappa innocua per gli uomini di classifica, ma qualcuno sulla prima salita paga il giorno di riposo. Alla fine della discesa della Mendola rimangono staccati Chaves, secondo in classifica, e Majka. Davanti tutti i migliori, che di comune accordo tirano per distanziare i diretti avversari. Fra loro anche Vincenzo Nibali, che pare aver recuperato il crollo del weekend precedente ma è solo un fuoco di paglia. Sull’ultima salita attaccano Zakarin, Krujiswjik e Valverde, mentre Vincenzo si stacca. È ripreso e staccato dagli inseguitori, arriva con un paio di minuti con Domenico Pozzovivo. È un’ immagine desolante, che rappresenta come il ciclismo italiano sia arrivato alla frutta.

Nei giorni successivi si parla di ritiro, di problemi fisici da scovare, di esami clinici da analizzare. Vincenzo pare ormai un corridore finito. Nel frattempo ci sono gli arrivi a Cassano d’Adda, con Roger Kluge (ancora un tedesco!) che anticipa la volata del nostro superpiazzato Giacomo Nizzolo; ed a Pinerolo, con un trionfo italiano capeggiato da Matteo Trentin. È una tappa spumeggiante, ma gli uomini di classifica attendono ben altro : i terribili colli italo – francesi.

Nell’ultimo fine settimana si va sulle Alpi, con l’arrivo a Risoul il venerdì ed il giorno successivo a Sant’Anna di Vinadio. Definirle le tappe più belle di questo Giro sarebbe riduttivo, qui si scrive la storia di uno sport. Salendo su per il Colle dell’Agnello, Cima Coppi del Giro 2016, ad attaccare sono ancora quei tre, Krujiswjik, Valverde e Chaves, con Nibali che viene nuovamente staccato . Lo stesso canovaccio degli altri giorni verrebbe da pensare, quando improvvisamente è Vincenzo rientra, mentre Valverde, che mal digerisce i valichi oltre i 2000 m, si stacca. Nel frattempo un immenso Michele Scarponi transita per primo al Gran Premio della Montagna, conquistando la vetta più alta del Giro, ma per lui la gloria non finirà di premiarlo.  Inizia la discesa e l’olandese volante Stefen Krujiswjik inspiegabilmente sbaglia curva e finisce nella neve dopo aver fatto un salto mortale. L’olandese è scosso, prova a ripartire, ma qualcosa non va, non è più come prima. Rincorrerà tutta la tappa solitario, cercando di difendere la sua maglia rosa, ma giungerà sul traguardo di Risoul con 5 minuti di distacco. Addio sogni di gloria.  Alla conclusione della discesa, Michele Scarponi viene fermato ed attende Nibali. Il suo capitano sta ribaltando il Giro e non si può rischiare di perder tutto per la gloria personale, così il fido gregario aiuta il proprio compagno fin quando riesce, lungo la salita finale, dove Nibali e Chaves se ne vanno tutti soli. A tre chilometri dall’arrivo l’apoteosi : Nibali per la terza volta attacca e questa volta è quella buona. Chaves pare non averne più, si dice sia andato in crisi di fame. Il piccolo colombiano raggiungerà il traguardo distante 1’ dallo Squalo dello Stretto, che in mezzo ad un tripudio di tifosi va a vincere la tappa ed a riaprire il Giro.

Sabato 28 maggio è il giorno decisivo. Si va da Guillerme a Sant’Anna di Vinadio. Nibali è distante solo 44” da Chaves, un distacco esiguo ma che nel ciclismo moderno può diventar incolmabile. Ci vuole fantasia, ci sono 4 G.P.M., tra cui l’ultimo quantificabile nella salita finale. Sul penultimo gran premio della montagna, il Colle della Lombarda, ancora nulla si è mosso. Come da copione Scarponi in testa al gruppetto dei migliori, si volta, guarda Nibali, ma lo Squalo non parte. Sembra intimorito, spaventato, oppure sta preparando l’azione decisiva per vincere il suo secondo Giro. Tutti sono in fibrillazione quando, a quattro chilometri dall’arrivo, Scarponi si sposta e Nibali parte. Allunga una volta, Chaves e Valverde gli rimangono attaccati, allunga una seconda, per i due non c’è più nulla da fare. Da qui in poi una cavalcata trionfale coronata al traguardo di Sant’Anna di Vinadio, per un giorno centro del mondo.

Lì i destini di molti si sono incrociati, la dea bendata si è legata indissolubilmente alla forza fisica, la classe si è fatta gloria. Chaves arriva con più di un minuto e mezzo, il resto è pura cronaca. La festa è iniziata, manca solo la passerella di Torino dove si scanneranno fra loro i velocisti (per la statistica vittoria di Niklas Ardnt su Trentin, settima vittoria tedesca su sette volate), il resto è solo apoteosi. L’azzurro diventa rosa, il trofeo senza fine si allunga ancora di qualche centimetro, la sorte si è fatta gioia, Vincenzo Nibali è divenuto leggenda.

 

 

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