Gira in Giro. Disfatta sulle Dolomiti

Dopo la seconda settimana una sola cosa è chiara : anche Quest’anno il Giro non lo vincerà un italiano. Dopo la due giorni sui Monti Pallidi Vincenzo Nibali è a 2’41” da un sorprendente Stefan Krujiswjik, favorito numero uno per la classifica finale, che se la vedrà con Esteban Chaves, ora secondo. Ad una settimana dal traguardo di Torino il distacco dello Squalo è incolmabile ed il rischio di perdere il podio è elevato. Spiace per tutti i tifosi italiani, ma il campione italiano per il momento è stata una completa delusione.

Nelle tappe precedenti schermaglie fra Nibali e Valverde sui traguardi di Sestola, di Asolo e di Cividale del Friuli, che parevano esser gli unici in grado di contendersi la trofeo senza fine. Ma come suol dire, l’apparenza inganna ed i due nelle tappe di Corvara e dell’ Alpe di Siusi sono crollati sotto i colpi dell’olandese volante, con Valverde che nella seconda delle due tappe ha reagito. Alla scarsa prestazione va da aggiungere la sfortuna incorsa nella cronoscalata trentina a Vincenzo, con il cambio che si è distrutto nel tentativo di risistemare la catena caduta. Krujiswjik in salita è forte ed è supportato  una condizione splendida, mentre Chaves ha dalla sua le salite. In breve, solo un miracolo potrebbe riaprire il Giro, visto che amaramente bisogna constatare, da tifoso, come solo il Pantani di Les Deux Alpes sarebbe in grado di raggiungere un’ impresa di questo genere. Spiace dirlo, ma di Pantani ne nasce solo uno ogni cent’anni.

A questo punto meglio consolarsi con le fughe vincenti di qualche carneade, come Giulio Ciccone (terzo più giovane vincitore di una tappa nella storia del Giro) o Diego Ulissi , alla seconda affermazione in questa edizione. Nota negativa i ritiri di protagonisti quali Mike Landa, colpito da una sospetta influenza intestinale nella tappa di Sestola, e di Tom Dumolin e di André Greipel, che hanno lasciato il Giro snobbandolo l’uno per scarsi risultati ottenuti in montagna e l’altro preferendo il Tour.

Ultima annotazione  la presenza di imbecilli che hanno funestato le tappe più belle. Definir tifosi questi tifosi è improprio e degradante per coloro che sostengono il ciclismo, mentre questi cretini con manie di protagonismo che corrono accanto agli atleti disturbandoli dovrebbero esser cacciati ed inibiti da ogni manifestazione sportiva. Con ciò speriamo in un’ improbabile impresa che segnerebbe la storia del ciclismo, mantenendo la testa sulle spalle e non facendosi attirare da sogni che non si avverranno mai.

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