Decreto Carrozza

Il 9 settembre 2013 il Consiglio dei Ministri si è riunito a Palazzo Chigi per deliberare riguardo il decreto Carrozza, dal titolo “L’Istruzione riparte”. A partire dal 2014 l’approvazione di tale legge comporterà diversi interventi sia sul personale scolastico,sia sui libri di testo, senza dimenticare misure ausiliarie nei confronti delle famiglie e degli studenti stessi.

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Sebbene questa risoluzione si ponga degli interessanti obiettivi finali, alcuni punti del programma sono senza dubbio oggetto di discussione, in primis l’abrogazione del cosiddetto bonus maturità, di “difficile attuazione” perché basato su una graduatoria tra istituti. Molti aspiranti medici hanno fatto sentire la propria voce, rivendicando i punti spettanti di diritto e lamentando il torto subito, giacchè la decisione è stata presa durante lo svolgimento del test d’ammissione.

Altro motivo di dibattito è costituito dalla graduale introduzione di libri on-line e tablet nell’equipaggiamento dello studente, come stabilito dal decreto e dai successivi rimaneggiamenti: questo comporterebbe un’ulteriore spesa per le famiglie, costrette a dotare uno o più figli di strumenti sì all’avanguardia ma ben poco economici, nonostante i fondi stanziati per il comodato d’uso; senza contare il valore simbolico detenuto dalla carta, da sempre strumento di conoscenza, nonché, a mio parere, più pratica ai fini dello studio. Ma è pur vero che l’UE si sta muovendo ad ampi passi in questa direzione e l’Italia non può restare ferma a guardare anche in questo ambito.

Tuttavia è ancora la questione monetaria a farla da padrone: si stima che il decreto Carozza intenda riservare 470 milioni di euro all’istituzione scolastica, ricavandoli però principalmente dall’aumento di tasse come quella sugli alcolici, il che ha creato terreno fertile per l’ennesimo scontro politico tra PD e PdL, giocato esclusivamente su chi fa la voce più grossa. Forse, se i nostri rappresentanti al governo si concentrassero sul ruolo fondamentale dell’istruzione e sulle condizioni economiche in cui versa lo Stato riuscirebbero a dare alla scuola la riforma adatta, quella che richiede da ormai troppo tempo.

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