Ciao Angeli, Angeli del fango.

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Così vi chiamano. Così, come angeli, nella nostra mente vi innalzate dal viscido della terra, sporca e informe e violenta. Angeli che di divino nel loro fisico non hanno nulla, sono come uno qualunque di noi: arrivate dalla terra, terrestri e umani. Eppure avete saputo prendere tutto quanto vi era di informe nel fango, e avete trovato modo di renderlo celestiale ai nostri occhi.
Ve ne siete cosparsi, con orgoglio e altruismo. Forse proprio questo desiderio volenteroso e generoso, proprio questo è quanto vi mette le ali. Forse siete Angeli, nuovi angeli, perché le vostre ali di fango le avete trovate dentro di voi.

 

Genova - alluvione - 07 11 2011Forse è proprio la vostra umanità, che dovremmo a ragione condividere anche noi, che vi rende degli Angeli. Il vostro desiderio di rialzarvi da quel fango che prima ha travolto tutto quanto avevate.
Eppure non ne fuggite. Magari altri si sarebbero subito rifugiati in un’altra terra più salda e più ferma, perché ne avrebbero la possibilità. Ma voi no, e per convinzione e per amore di dove vivete, e forse perché quelle ali di fango non vi possono portare in nessun luogo migliore, ma solo aiutarvi a sorvolare la vostra casa e correre in aiuto di chi ne ha bisogno.
La verità?
Nel fango ci siamo tutti. Fino al collo.
Ma è tanto facile credere che il viscidume attorno a noi sia migliore di quello del vicino. O forse è facile ingannarsi, e credere che questa poltiglia è in realtà la nostra terra.
Magari altri per questo non vorranno aiutare, non vorranno essere aiutati. Non vorrano essere condotti fuori dalla loro gabbia, che hanno edificato pezzo per pezzo, con tanto tempo, attorno a sé.

 

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Magari invece è proprio servito che questo fango si facesse più denso e viscoso attorno a loro per fargli capire che in realtà ci troviamo tutti nella stessa melma.
E per questo arrivano in ritardo, a darvi una mano.
Ma senza le ali.
E francamente, nemmeno io, qui, non le ho. Perché sono beato nel mio fango, e chiederò aiuto solo quando mi soffocherà, ma ora mi sostiene e mi illudo che vada bene così.
No.
Sto cercando un po’ di salvezza. Con voi, con il vostro esempio, ne ho trovata una stilla.
L’ho capito: ma le ali non le ho. Perché non riesco a trovare un modo per spiccare il volo e aiutarvi. Posso solo affidarvi delle parole, nella speranza che siano colte nel loro senso migliore e più buono.

 

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Una volta mi chiesero di scrivere sugli eroi. Già quella volta scrissi di ragazzi che si rimboccarono le maniche e saltarono nel fango per trarne fuori quanto vi era da salvare.
E oggi questi eroi, a distanza di tre anni, quando scrissi di loro la prima volta, ci sono ancora.

Grazie.
Voglio correre, volare come voi. Aiutatemi. Anzi, che sia io a farlo. Ad aiutare me stesso.

Per venire, e darvi una mano.

About Luca Baggi

Wandering and wondering.

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