Berlusconi interdetto per due anni. Pdl contro Legge Severino

La sentenza arriva dopo neanche un’ora di camera di consiglio e chiude un altro capitolo milanese del processo Mediaset. Due anni di interdizione dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi, condannato lo scorso agosto in via definitiva per frode fiscale a quattro anni di reclusione, di cui tre condonati dall’indulto. I giudici della corte d’appello di Milano accolgono, così, la richiesta della procura generale.

Una pena eccessiva, secondo la difesa dell’ex premier che, annunciando il pagamento da parte di Mediaset di 11 milioni all’agenzia delle entrate dopo la condanna definitiva, aveva posto una questione di costituzionalità.

“Ovviamente non siamo soddisfatti, perché questa è una misura interdittiva che secondo noi si basa su una sentenza ingiusta e che per altro è contraddetta da altre due sentenze della corte di cassazione,” afferma Niccolò Ghedini, il legale di Silvio Berlusconi, “Ma a parte questo, c’erano ragioni per non applicare la misura interdittiva e cioè che si doveva andare in corte costituzionale.”

I legali di Berlusconi in aula avevano chiesto che fosse la consulta a decidere su quella che definiscono una sovrapposizione tra la Legge Severino, che prevede la decadenza da parlamentare successiva l’incandidabilità per sei anni per i condannati e il codice penale che regola l’interdizione dei pubblici uffici. Secondo la difesa, insomma, a Berlusconi dovrebbe essere applicata o l’una o l’altra legge.

Della questione se ne riparlerà in cassazione, forse prima di Natale. Mentre a Milano, in attesa della decisione sull’affidamento in prova ai servizi sociali per Berlusconi, è pronta a partire la nuova inchiesta sul caso Ruby, quella che potrebbe portare il Cavaliere, almeno in ipotesi, a una nuova accusa di corruzione in atti giudiziari per quel denaro versato a processo in corso ad alcune delle cosiddette “olgettine”, chiamate in aula a testimoniare.

Questa decisione della corte d’appello di Milano ha avuto l’effetto di ricompattare il Pdl.

“Siamo tutti con Berlusconi” ha sottolineato Angelino Alfano, “Il nostro progetto di ricostruzione di un centro-destra moderno va avanti. Questa sentenza non priverà un leader del suo popolo e quel popolo del suo leader”.

“Nessuna ripercussione sul governo” ha assicurato invece il ministro Nunzia De Girolamo convinta, insieme al collega Quagliarello, che serva un approfondimento sulla legge Severino.

Il Pdl si sta quindi ricompattando introno al Cavaliere e cerca di ritardare il voto definitivo sulla sua decadenza da parlamentare. Una data ancora non c’è, ma si tratta di un termine che il Pdl vorrebbe posticipare per ribaltare un voto che, al momento, sembrerebbe sfavorevole all’ex-premier.

Gli occhi sono puntati soprattutto al centro, ovvero sul gruppo capitanato da Casini e Mauro. Nessun pronunciamento ufficiale, ma il leader dell’Udc ha già fatto sapere che è “questione di coscienza” e il ministro Gianpiero D’Alia ha ribadito che i senatori dovranno decidere in assoluta libertà e autonomia di giudizio. Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, smentisce comunque un riavvicinamento politico con Berlusconi.

Altra possibile variabile, con il voto segreto in aula qualche crepa potrebbe aprirsi anche su altri fronti. Pd, Cinque Stelle, e Sel vorrebbero il voto palese. Gianni Cuperlo, però, avverte “non vorrei si passasse dalle leggi ad personam ai regolamenti contra personam”.

Il 29 ottobre la giunta per il regolamento si riunirà per decidere e si annuncia una conta sul filo.

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